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Nell’Inghilterra del tardo Medioevo l’arpasto divenne un gioco molto
popolare. Esso conservò la sua carica di violenza specie nello hurling, una delle
forme più diffuse di mob football: il “football del popolaccio aveva un’alta carica
di violenza e di eccitamento, che aveva provocato numerose proibizioni da
parte delle autorità pubbliche” (Papa, A. - Panico, G., 2002, pag. 11).1
Esistevano due diverse versioni dello hurling: lo hurling at goal e lo hurling
over country.
Lo hurling at goal veniva praticato “in spazi delimitati tra due squadre
composte da un numero variabile da 30 a 50 giocatori che si contendevano,
senza esclusione di colpi, il pallone per gettarlo nella porta avversaria” (R.
Mandell, 1989, pag. 147).
Lo hurling to the country era invece una “colossale e spesso sanguinosa
zuffa in aperta campagna tra i giocatori di due villaggi avversari, per portare il
pallone nella meta del villaggio avversario” (R. Mandell, 1989, pag. 147).
In questi tipi di giochi la palla, solitamente costruita con un sacco di tela
riempito di sughero o con le viscere di un animale, veniva trattata senza alcun
controllo e senza alcuna parvenza di dribbling.
Nello stesso periodo, “la Francia e in particolare la Normandia recano
traccia di un gioco chiamato Soule” (A. Ghirelli, 1990, pag. 5).2 Anche in questo
gioco “forza bruta dei contatti e potenza di calcio erano gli unici requisiti richiesti
ai protagonisti nelle furibonde battaglie che si svolgevano, di solito, nei giorni di
festività” (A. Ghirelli, 1990, pag. 6).
Le caratteristiche violente di questi giochi, spesso denunciati come forme
di pericoloso teppismo, costrinsero le autorità francesi ed inglesi ad imporre
delle limitazioni al gioco. Nel 1314 lo hurling venne proibito, in entrambe le sue
forme, da re Edoardo II.
Anche a Parigi nel 1397 fu imposto che il gioco della
palla fosse praticato solo nelle domeniche per evitare l’originarsi di incidenti,
visto che il gioco veniva praticato nelle strade e nelle piazze, ma in altre zone il
divieto fu assoluto.
L’intervento con bandi ufficiali da parte delle autorità dimostra come il
gioco del pallone fosse divenuto un fenomeno che aveva raggiunto una certa
rilevanza nei confronti dell’ordine pubblico. In effetti, già all’epoca le partite
richiamavano l’attenzione di folte schiere di spettatori che, posti al riparo dalla
furia del contendenti, incoraggiavano i loro giocatori prediletti.
Nel tardo Medioevo tra gli europei “era ampiamente diffusa la pratica di
giocare a calcio” (R. Mandell, 1989, pag. 147) sia nelle campagne che nelle
piazze di villaggi e città, specie nei giorni di festa, nei quali le pratiche ludiche venivano inserite in una cornice teatrale dove allo spettacolo dello ′scontro
giocato′ si aggiungevano le primordiali forme di tifo da parte degli spettatori.
La rapida affermazione di questi giochi nelle società del tempo, la loro
diffusione territoriale, e la lenta ma progressiva limitazione della violenza
portarono, nel corso degli anni, ad una progressiva tolleranza delle pratiche
ludiche da parte delle autorità pubbliche, come sarebbe avvenuto nel 1617 in
Inghilterra, quando Giacomo II avrebbe fatto cadere ogni divieto al gioco con la
celebre Declaration of sports.
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NOTE
1) R. Denney nota come il football, nella sua primitiva forma inglese, era chiamato Dane’s head (Testa di
danese) e si giocava nel decimo ed undicesimo secolo come una gara di calcio tra città. La leggenda dice
che la prima palla fu un teschio e solo più tardi una vescica di vacca. In alcuni casi facevano da ′porta′ le
città stesse, cosicché una squadra che entrava in un villaggio poteva darsi che avesse spinto la palla per
parecchie miglia di strada. Il re Enrico II nel 1554 vietò il gioco ma, continuato a giocare a Dublino anche
dopo il bando, il football divenne rispettabile e legale solo dopo che un editto di Giacomo I nel 1617 lo
ebbe riammesso. In particolare, cfr. R. Denney, il Football in America. Studio sulla diffusione della
cultura, in Roversi, A. – Triani, G., 1995, pag. 175.
2) Pivato nota come la soule fosse una palla o un pallone costruito con diversi materiali a seconda delle
diverse regioni, che veniva spinto con i piedi o con i pugni. Lo scopo del gioco era quello di far penetrare il pallone nel campo avversario oppure di fargli raggiungere la meta opposta con qualunque mezzo a
disposizione. Sulle caratteristiche dalla soule cfr., in particolare, Pivato, S., l’era dello sport, 1994.
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