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ETA'
L'adattamento muscolare agli stimoli del riscaldamento è più lento negli adulti che nei ragazzi, difatti non è raro vedere giocatori attempati, limitatamente alla carriera calcistica, iniziare circa 5/10 minuti prima il warm-up muscolare per poi aggregarsi al gruppo appena il preparatore atletico richiama all'attenzione l'intera squadra.
Ciò avviene, non solo perché il "risveglio muscolare" è più lento negli adulti, ma anche perché l'adulto, come tale, ha una carriera sportiva alle spalle e, conoscendo il proprio fisico, consapevolmente svolge esercizi che gli permettono non solo di arrivare caldi alla competizione, ma anche di salvaguardare il proprio mezzo di lavoro: il fisico.
LE CONDIZIONI INDIVIDUALI
L'impostazione del riscaldamento dovrebbe tenere conto anche della costituzione psichica e fisica attuale dell'atleta.
Il livello di funzionalità muscolare è diverso da giocatore a giocatore, quindi allenatore e giocatori debbono conoscere esattamente i loro problemi e tenere conto nel riscaldamento.
Su "Il nuovo calcio" ed. aprile 2001 pag. 32-33 viene riportata una tabella di tutte le squadre di serie A e serie B inerenti ai propri riscaldamenti.
Da questi dati si evince che solo una squadra effettua il riscaldamento individualizzato, mentre tutte le altre lo svolgono con corsa con o senza palla, mobilitazione alternata a stretching, altre invece effettuano solo un preriscaldamento individuale o un risveglio muscolare la mattina per poi svolgerlo in gruppo.
Questi dati, purtroppo, vanno contro le nostre tematiche anche perché l'"unità significativa", come viene definito il giocatore, dotato di una individualità e di un proprio significato, riscaldandosi in gruppo eseguendo tutti i movimenti richiesti al gruppo, ma per lui insignificanti ai fini del riscaldamento, allontana sempre più il fine richiestogli poiché ad esso servirà solo ed esclusivamente individualizzare il lavoro per le qualità fisiche che lo stesso può offrire.
RISPOSTA ORMONALE
Alla base di aggiustamenti cardiocircolatori c'è un incremento delle catecolamine circolanti (adrenalina e noradrenalina) e degli stimoli eccitatori che originano dal centro cardioregolatore del bulbo come risposta riflessa agli stimoli che prevengono dai meccano e metabo recettori muscolari in seguito agli esercizi oltre la soglia.
E' stato osservato che una corsa di 30s alla massima velocità produce un incremento del livello di noradrenalina ematica più elevato se successivo ad un allenamento di sprint. Né l'allenamento di sprint, né l'allenamento di resistenza, hanno indotto modificazioni nei livelli di catecolamina ematica dopo una corsa di 2 minuti al 110% del VO2max.
Al termine di un esercizio prolungato, quindi di una partita, il tasso di adrenalina, di cortisolo, di corticotropina, di somatropina e di beta-endorfina nel plasma è risultato maggiore negli atleti che non nei soggetti non allenati; l'effettiva entità dell'incremento dipende dalla capacità funzionale dei sistemi endocrini.
Il rapporto ottimale per la prestazione di gara tra noradrenalina/adrenalina è di 6:1, mentre per la prestazione di allenamento sono tenuti come positivi rapporti di 4:1 o 7 :1; se esiste un rapporto inferiore a 2:1 la tensione interna è troppo elevata quindi in questo caso o si opta per un prosieguo d'allenamento oppure se nell'eventualità si dovrà svolgere una gara, la performance della stessa sarà in chiave di rendimento molto scarsa.
La quinta parte dell'articolo verrà pubblicata nei prossimi giorni su
Sporteasy.
Terza parte Sommario
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