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Altro tema di fondamentale importanza, anche per la spiccata vocazione internazionale di molti sport e società italiane, è quello della lotta alla contraffazione di prodotti originali, soprattutto online.
“Vecchio problema, derivante dal fatto che nel nostro Paese non esiste sensibilizzazione per così dire popolare quanto alla reità delle contraffazioni”, dice Cantamessa Arpinati.
“Credo che le Leghe stiano facendo tutto il possibile per reprimere o almeno contenere il fenomeno: gli strumenti ci sono già, ma funzionano in modo incompleto se lo sfruttamento dell’altrui sforzo economico, degli altrui investimenti e del concetto di proprietà dei beni immateriali non sono condannati socialmente, come lo sono altre illiceità.
Fino a non moltissimi anni fa, del resto, si leggevano sentenze in cui si affermava che i simboli delle squadre di calcio rappresentavano beni d’uso comune, liberamente utilizzabili come incitamenti”.
Lo sport, e il calcio in particolare, si è trovato a fronteggiare gli effetti della pandemia, con blocco dei calendari, perdita di sponsorizzazioni e accessi limitati agli stadi. Che fare sul fronte dei costi del personale?
“Per quanto riguarda i contratti relativi alle loro prestazioni sportive, l’unico effetto evidente è la maggiore attenzione che tutte le società-datrici di lavoro pongono ai costi, in questo particolare contesto storico”, spiegano Alessandro De Palma e Luca Garramone di Orsingher Ortu – Avvocati Associati.
“Ciò si riflette nel tentativo di diluire l’incidenza dei costi nel tempo, con la conseguenza che si tende a prediligere contratti più brevi ove non si riesca ad incidere sull’onerosità immediata degli stessi ovvero contratti più duraturi ma il cui costo totale risulti così spalmato su tempistiche più lunghe.
Non vanno poi dimenticate le forme di compenso indiretto, tramite contratti di sponsorizzazione e di sfruttamento dei diritti all’immagine”.
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