Un esempio molto significativo di diversificazione viene, neanche a dirlo, dall’Inghilterra.
La squadra londinese del Chelsea, all'epoca di questo studio, era controllata da un gruppo immobiliare, appunto, il Chelsea Village che era a tutti gli effetti una società di cui fanno ancora oggi parte: la squadra di calcio, lo stadio, un albergo, sette ristoranti, un pub, parcheggi auto, punti vendita di merchandising e un’agenzia di viaggio.
I risultati sono stati indubbiamente soddisfacenti: la gestione 98/99 e 99/2000 si è chiusa con un attivo di circa 8 miliardi di vecchie lire.
Attualmente il Chelsea Village Hotel è costantemente occupato al 70% della capienza, il merchandising ha registrato una crescita del 10%, i proventi da ristorazione sono cresciuti del 25%, infine lo stadio ha fatto registrare un tasso di occupazione del 94%.
Nel complesso il Chelsea è al secondo posto nella classifica del fatturato/spettatore, alle spalle solo del club più ricco del mondo (Manchester United) in cui i successi su un campo alimentano quelli sull’altro e viceversa, frutto di un efficace processo di pianificazione strategica (“circolo virtuoso”).
Per Edward Freedman, allora responsabile del Manchester, il marchio di ogni Football Club rappresenta uno dei beni più visibili e più tangibili1.
“Costruire il marchio” sembra di per sé una cosa semplice, ma molti sono gli elementi da considerare in questo processo.
COSTRUIRE IL MARCHIO:
- IL CLIENTE PRIMO POSTO
- COMUNICARE
- APPLICARE LA QUALITA’
- CREARE I CANALI
- PROTEGGERE IL MARCHIO
Nel prossimo articolo parleremo del Merchandising