Sorare vuole produrre le crypto-figurine della Serie A. Secondo quanto risulta a milanofinanza.it, la startup francese ha presentato un'offerta da 8 milioni di euro alla Lega per aggiudicarsi il diritto di sviluppare e gestire carte digitali (più precisamente Nft) del massimo campionato italiano. Una proposta significativa se si considera che Panini per realizzare le tradizionali figurine fisiche versa ogni stagione alla Serie A 12,5 milioni.
Nelle linee generali, perciò, l'offerta di 8 milioni è stata ben accolta dai club che tuttavia hanno dato mandato all'ad, Luigi De Siervo, di trattare con Sorare per spuntare una somma superiore. L'esclusiva avrà durata di 15 giorni ed è figlia della maggior semplicità del progetto di Sorare rispetto alle proposte rivali della canadese Dapper (7,6 miliardi di valutazione) e dalla svizzera Consensys (3,2 miliardi).
Sorare ha creato una piattaforma a metà fra il fantacalcio e l'album di figurine, che consente agli utenti di scambiare e collezionare su blockchain le carte digitali dei calciatori. Fondata a fine 2018, la startup ha raccolto in pochi anni quasi 740 milioni di dollari da investitori del calibro di Accel, Softbank, Eurazeo e Liontree, toccando una valutazione di 4 miliardi di dollari.
Sorare ha già all'attivo accordi con 13 club italiani che percepiscono una cifra variabile fra i 10 e i 30 mila euro. L'intesa ufficiale con la Serie A avrebbe però tutto un altro peso e seguirebbe simile collaborazione già stretta dalla società francese con la Liga spagnola, mentre la Premier League sta vagliando diverse proposte giunte fra l'altro da Crypto.com e dalla stessa Sorare.
Di recente, peraltro, sia in Spagna sia in Regno Unito sono state approvate nuove discipline riguardo alla pubblicità di prodotti cripto. In entrambi i Paesi le campagne di massa dovranno sottostare alle norme sulla pubblicità finanziaria e saranno sottoposte alla vigilanza dell'autorità di borsa. In Italia, per esempio, sei società di Serie A hanno stretto accordi di sponsorizzazione con piattaforme cripto più o meno note, per un valore annuo vicino ai 70 milioni di euro, ma finora il fenomeno non è stato ancora regolamentato.
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