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Il caso dello stadio Giglio di Reggio Emilia


di Aldo Rovagnati




    Lo stadio Giglio di Reggio Emilia merita una menzione particolare perché e’ stato il primo stadio in Italia di proprietà di una squadra di calcio.
Agli inizi degli anni ’90, l’AC Reggiana (all’epoca oscillante tra la serie A e la serie B) era arrivata alla conclusione di realizzare uno stadio nuovo, poiché il vecchio stadio non era più a norma, e contemporaneamente il Comune di Reggio Emilia non aveva la possibilità economica di realizzarlo.
Inoltre, la stessa AC Reggiana non era una società ricca, che poteva permettersi per intero gli alti costi per la costruzione di uno stadio ex-novo.
Quindi, si scelse di varare le seguenti iniziative:

- la fondazione di una società ad hoc, proprietaria dello stadio e con l’AC Reggiana come azionista di riferimento, alla quali i tifosi furono invitati a partecipare, diventando soci. In questo modo si coinvolsero oltre 1000 sottoscrittori e circa 30 aziende;

- l’individuazione di vari sponsor. Aderirono l’azienda Giglio, che legò il proprio nome allo stadio, più un centro commerciale e due istituti bancari che sponsorizzarono tre settori dell’impianto;

- attività promozionali rivolte a 30 aziende della zona, alle quali furono offerte 30 palchi, 30 suites, nelle quali ogni azienda avrebbe avuto 8 posti a disposizione per 10 anni;

- una convenzione con l’amministrazione comunale di Reggio Emilia, che si fece carico degli oneri relativi all’urbanizzazione esterna, come parcheggi e viabilità.

Lo stadio Giglio fu inaugurato il 15 aprile 1994. Comprende, oltre al terreno di gioco e le tribune per gli spettatori, anche un centro di medicina sportiva e un centro di riabilitazione fisioterapica indipendente, palestre, punti audio-video ambientali e servizi di ristoro. Intorno allo stadio, invece, sono stati realizzati campi di calcio in erba e sintetico, utilizzabili anche da società dilettantistiche della zona.

Nel prossimo articolo si parlerà degli enti locali e la gestione degli impianti sportivi

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