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Il terzo ciclo di vita è quello su cui devono essere fondati i progetti di cura e sviluppo dell’immagine di atleti appartenenti a sport minori. Soprattutto in Italia nessuna disciplina risulta avere la stessa popolarità del calcio e tra questo e gli altri il divario è abissale, come abissale è la differenza di presenza su media.
In relazione a questi fattori è possibile tracciare un ciclo economico e commerciale dell’atleta individuabile nel periodo che va da una grande manifestazione all’altra. Si fa riferimento in particolare ai giochi olimpici che, disputandosi ogni quattro anni, enfatizzano tutti gli atleti per un periodo limitato che va da pochi mesi prima dell’evento a pochi mesi dopo, fino a che l’interesse non si risposta di nuovo su calcio e Formula 1.
Questa particolarità ha forti implicazioni sulla relazione tra sponsor, pubblico ed atleti “minori” per quali bisogna tracciare un programma comunicativo e commerciale adeguato ad immunizzare gli anni in cui c’è una semplice preparazione all’evento, visto che i campionati iridati quasi mai hanno la stessa risonanza, vedi la canoa o la scherma.
Per un atleta medaglia d’oro alle olimpiadi si parla di consistenti introiti da sponsor, media e comunicazione anche se raramente lo sponsor investe prima dell’inizio della manifestazione per paura di un risultato negativo, nonostante il "prezzo" sarebbe sensibilmente minore.
Inoltre se si analizza il grado di conoscenza da parte del pubblico, l’andamento risulta lo stesso, con picchi che arrivano al 60% nelle estati dei giochi che si riducono fino al 10% nel terzo anno. Si consideri che le percentuali del calcio si attestano dal 90% in su, ovvia è quindi la differenza tra i due mondi, supportati differentemente anche dalle rispettive Federazioni.
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