Il portiere di calcio,
che io amo definire come: "un imprenditore privato nell'azienda pubblica",
nasconde a mio avviso, una personalità egocentrica, pronta a
rischiare, capace di prevenire e con grande senso del gruppo.
Allenando i portieri e lavorando anche su una fascia d'età puberale,
ragazzi prossimi, quindi, al grande salto verso il calcio che "conta",
mi è capitato spesso di sentire nell'ambito dell'organizzazione sportiva
affermazioni improprie, ad esempio: "non ha carattere" oppure "manca
di personalità".
Riflettendo su quanto detto in premessa e sul significato del termine
CARATTERE, che poi altro non è che il nucleo della PERSONALITA'
"quell'insieme di azioni, pensieri e sentimenti che è caratteristico
di un individuo" (Honigman), appare evidente che ogni portiere ha
una sua personalità ben definita, distinta e diversa dagli altri.
Si tratta eventualmente di verificare se tale personalità può essere
adatta al ruolo, o meglio, essere aiutata ad adattarsi in misura ottimale
al ruolo del portiere.
Nell'età puberale, quando il ragazzo prende distanza
dall'autorità dei genitori e va alla ricerca di nuovi modelli e figure
di sostituzione, il ruolo del preparatore assume una valenza di riferimento
importante per il ragazzo in quanto diventa il punto relazionale in
grado di aiutarlo nel superamento dei momenti difficili (la molla che
funge da spinta per il miglioramento e l'adattamento della sua personalità).
Credo d'altra parte che molta attenzione vada posta nel non cadere nella
pretesa di voler cambiare a tutti i costi la personalità del ragazzo.
Questi ha già caratteristiche fisiche, esperienze familiari e socio
culturali che si concretizzano in un vissuto che contribuisce ad una
specifica personalità, sulla quale però rimane un ampio margine d'intervento,
per correggere il comportamento e conseguentemente migliorare le prestazioni
sportive.
In questo contesto è fondamentale la narrazione d'esperienze vissute
che non siano consigli tecnici (quindi, troppo freddi), ma che sappiano
trasmettere indicazioni sulla necessità di avere pazienza, di disporre
di calma interiore, di avere consapevolezza dei propri limiti.
In questa prospettiva il ruolo del preparatore non può fermarsi al
rettangolo di gioco ma deve necessariamente interagire con tutto il
sistema socio-affettivo che gira attorno all'atleta. Sono necessari
rapporti con la famiglia, è opportuno condividere con il ragazzo i gusti
non solo sportivi (interessi culturali, di studio, musicali etc.) sapere
comprendere le caratteristiche degli ambienti che egli frequenta, sempre
però con grande riservatezza e rispetto delle sue idee.
Al di là delle qualità fisiche dell'atleta,
delle sue potenzialità tecniche, elementi sui quali deve incidere positivamente
un allenamento specifico, ritengo fondamentale che un buon preparatore
dei portieri abbia come motto "quando alleno, cerco un amico".
Con una consapevolezza: che la vera amicizia non è quella che dà sempre
ragione all'altro, ma è quella che si basa sul concetto di "amico
critico" cioè di colui che ti osserva dall'esterno e per il tuo
miglioramento ti segnala non solo e non tanto i tuoi limiti ed i tuoi
errori , ma le modalità, i trucchi del mestiere tramite i quali i limiti
magari restino, ma facciano meno danni.
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