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Le caratteristiche psicologiche e cognitive
da indagare nell’ambito del talent scout calcistico

(Terza parte)

di Susanna Pardini

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Facendo un breve excursus storico, le prime teorie che si sono poste lo scopo di identificare i fattori associati al talento si sono focalizzate primariamente sulle caratteristiche fisiche degli atleti (Durand-Bush, & Salmela, 2001; Regnier, Salmela, & Russell, 1993). Partendo da tale impostazione, i modelli successivi sono andati progressivamente verso la delineazione di un piano di indagine maggiormente complesso e integrato di fattori iniziando a prendere in considerazione la motivazione di ogni singolo atleta nel perseguire l’attività sportiva scelta, oltre ai parametri antropometrici e alle capacità fisiche (come la velocità) (modello Cecoslovacco della selezione di talenti di Havlicek, Komadel, Komarik, & Simkova; Van Rossum–Gagné, 1994).

Più o meno contemporaneamente, Harsányi (1992), Frenkl (2003), e Révész (2008) in seguito, hanno definito il talento nello sport come l’interazione di un insieme di condizioni fisiche, psicologiche, antropometriche, motorie e sociali da considerarsi e valutarsi in diversi periodi della vita, in quanto variabili che si esplicano in vario modo lungo il corso dello sviluppo individuale, che possono promuovere con un maggior grado di probabilità, il raggiungimento di abilità e di risultati elevati nel contesto di una determinata disciplina sportiva.

Baker e Horton (2004) hanno proposto una serie di componenti suddividendole in “fattori primari” e “fattori secondari” per la definizione del talento: nei primari sono inclusi fattori genetici, fattori implicati nell’allenamento e fattori psicologici che sono considerati gli elementi dominanti nell’identificazione del talento. I fattori secondari hanno un impatto meno preminente degli altri anche se la loro assenza può costituire un ostacolo nello sviluppo del talento. All’interno di questo secondo ordine di componenti rientrano il livello socio-culturale della famiglia, la società in cui l’atleta si allena, l’essere orientato e guidato verso l’obiettivo e i sotto-obiettivi previsti dal ruolo e dal gioco di squadra, gli strumenti a disposizione volti all’incremento della tecnica e la rilevanza dei professionisti coinvolti.

In ogni caso, come già affermato sopra, per quanto concerne la definizione di talento nell’ambito calcistico, non risulta esserci una linea guida condivisa (Reilly, Williams, & Richardson, 2003). Di norma, le società sportive selezionano gli atleti in base ai criteri di allenatori e osservatori esperti cui viene delegato l’incarico di identificazione di talenti. In generale, un criterio esemplificativo che viene adottato si basa sulla linea stilata e seguita dall’Ajax Amsterdam denominata ‘TIPS’ in cui sono presi in considerazione i seguenti criteri: tecnica (T), intelligenza (I), personalità (P) e velocità (S). Gli stessi hanno proposto altre combinazioni di fattori: ‘TABS’ (tecnica, attitudine, bilanciamento/equilibrio, velocità), ‘SUPS’ (velocità, capacità di comprensione, personalità e skill).

Reilly, Williams e Richardson (2003) hanno identificato fattori fisici, di personalità e cognitivi e, nello specifico, hanno messo in rilievo come i fattori antropometrici (e.g., proporzioni corporee, peso, altezza, forma e circonferenza di braccia e gambe) siano significativamente e positivamente correlati con la performance. Inoltre, gli stessi autori hanno messo in luce come i fattori di personalità (motivazione, self-confidence e gestione dell’ansia) giochino un ruolo decisivo nel raggiungimento degli obiettivi sportivi e hanno inoltre sottolineato l’importanza e l’impatto di alcuni fattori cognitivi (come la capacità di anticipare lo schema di gioco, il decision-making, la creatività e l’intelligenza), oltre al contesto economico, culturale e sociale in cui l’atleta è inserito dato che i genitori, gli allenatori, gli insegnanti, gli amici e i compagni di squadra hanno un impatto sui valori, le credenze, le emozioni, il coinvolgimento e l’attitudine che ogni singolo atleta ha anche verso la sua attività sportiva.



Seguirà la quarta parte


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Susanna Pardini - Psicologa-Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale-PhD student presso Università degli Studi di Padova
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