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Le caratteristiche psicologiche e cognitive
da indagare nell’ambito del talent scout calcistico

(Sesta parte)

di Susanna Pardini

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Alla luce di quanto riassunto e per concludere il razionale di quest’ultimo modello integrato descritto, è importante sottolineare che i fattori che influenzano l’evoluzione del talento caratterizzano ciascuna persona in modi diversi.
Uno dei punti cardine del modello è proprio quello di prenderli in considerazione tenendo conto che ciascuno ha una sua evoluzione e una sua manifestazione in concerto con quella degli altri fattori che intervengono. Inoltre, le abilità sociali influenzano indirettamente l’espressione del talento in quanto consentono di utilizzare le risorse esterne che costituiscono comunque dei mezzi essenziali al raggiungimento dei propri obiettivi che, considerando l’attività di squadra, sono inevitabilmente determinanti.

A questo proposito, la ricerca condotta da Orosz e Mezo (2015) ha supportato il razionale di base del modello integrato mettendo in luce come i giocatori che ottenevano risultati migliori e che erano considerati “dotati di talento” mostravano caratteristiche psicologiche più funzionali rispetto agli atleti che ottenevano risultati inferiori in termini di obiettivi sportivi. In particolare, gli autori hanno riscontrato come i fattori personali maggiormente influenti fossero la capacità di gestire l’ansia, la self-confidence, i livelli maggiori di autostima, la capacità di mantenere la concentrazione e le abilità sociali.

Un altro dato interessante ha riguardato l’importanza del supporto familiare non primariamente per l’aspetto economico quanto per la qualità delle relazioni interpersonali che hanno un impatto sulla stima di sé, sulla motivazione e sull’esperienza di emozioni positive e funzionali.

Più recentemente, una revisione sistematica della letteratura (Murr et al., 2018) ha confermato che tra i fattori predittivi del talento vi sono variabili psicomotorie, percettive-cognitive e di personalità. Tale lavoro sottolinea anche come Nazioni quali Stati Uniti d’America e Regno Unito, ove l’attività di ricerca di talenti risulta essere predominante rispetto ad altre realtà, pongano un’attenzione non sufficiente a predittori di carattere psicologico (Johnston, Wattie, Schorer, & Baker, 2018).

Tra i temi “caldi” che sono stati affrontati da alcuni studi inclusi nella revisione della letteratura in questione, vi è quello relativo a come rendere applicativa una valutazione obiettiva specialmente nel corso della prima fase dello sviluppo (indicativamente prima dei 12 anni, periodo in cui la fase di selezione normalmente non è ancora iniziata) (Lidor, Côte´, & Hackfort, 2009; Feichtinger, P., & Höner, O., 2015; Johnston, Wattie, & Schorer, 2018) assumendo la necessità di incrementare la ricerca verso l’indagine dei fattori prognostici rilevanti in fasi più precoci (Vaeyens, et al., 2006). La proposta più ampiamente condivisa è quella di valutare i fattori predittivi considerando più gruppi di diverse età e dunque livelli, in termini sportivi, in modo da comprendere nello specifico i vari indicatori riscontrabili in diverse fasi di sviluppo personale e tecnico (Leyhr, Kelava, Raabe, & Höner, 2018). Un’altra considerazione importante riguarda l’indagine di modelli che implicano più fattori o un unico ambito di variabili.



Seguirà la settima parte


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Susanna Pardini - Psicologa-Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale-PhD student presso Università degli Studi di Padova
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