La W.U.S.A., Women’s United Soccer Association, equivalente rosa della nostra Lega Calcio, chiude i battenti travolta da una notevole crisi economica e da un calo di interesse generale: 20 milioni di dollari di deficit al termine del suo terzo anno di vita, scarsità di aziende disposte ad investire sulle otto squadre del campionato, TV latitanti, stadi mezzi vuoti.
La notizia è rimbalzata alla cronaca proprio a pochi giorni dall’inizio dei mondiali di calcio femminili che proprio gli Stati Uniti hanno organizzato in tutta fretta dopo il forfait della Cina, afflitta dall’epidemia della Sars.
La bella favola americana era iniziata nel 1999 con il Mondiale femminile svoltosi negli Usa e che aveva incoronato campionesse mondiali proprio le statunitensi.
Da riportare agli annali la straordinaria finale con la Cina davanti a 90 mila spettatori allo stadio e 18 milioni incollati davanti alla TV, con un entusiasmo ed un coinvolgimento che aveva colpito l’intera nazione, il Presidente Clinton compreso. L’evento era riuscito a lanciare in orbita il calcio nord-americano, già alimentato, anche a livello maschile, da una fenomenale partecipazione giovanile: 15 milioni di giocatori e giocatrici nelle scuole di ogni angolo degli Stati Uniti.
Nel giro di pochi anni le aziende sponsor e le TV via cavo hanno investito più di 90 milioni di dollari per promuovere la Lega Calcio femminile (WUSA), tirando su dal nulla otto squadre nelle principali città USA.
La crisi economica generale che ha investito gli Stati Uniti all’indomani dell’11 settembre 2001 non ha però risparmiato il calcio femminile: le aziende che avevano investito sul calcio in rosa hanno chiuso i rubinetti delle sponsorizzazioni e della pubblicità e l’affluenza media negli stadi è andata via via diminuendo, passando dalle 9500 presenze del primo anno alle 7000 del secondo anno, per arrivare a quota 6000 nell’ultimo campionato. Da ricordare che in questi tre anni si è sempre giocato in impianti secondari.
Per impedire il collasso del calcio femminile americano si sono mosse anche le stesse calciatrici, che hanno deciso di ridursi lo stipendio del 25 per cento (da 80 mila a 60 mila dollari annui). Ma il tentativo delle star del soccer è valso a poco: per il campionato 2004 solo due sponsor si sono fatti timidamente avanti, troppo poco per un movimento abituato a ben altro coinvolgimento.
Il calcio era anche un successo culturale per le donne americane, che avevano trovato nel “soccer” una via di emancipazione, la conferma della parità sessuale. I mondiali rappresentano una grande occasione per rinnovare l’interesse degli americani per il calcio femminile. Gli addetti ai lavori parlano di una mossa strategica per attirare l’attenzione degli sponsor e per creare fermento intorno al movimento. Staremo a vedere!
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