Il presidente del Perugia, Luciano Gaucci, vorrebbe acquistare una calciatrice donna e farla giocare, con la sua squadra, nel campionato maschile di Serie A. Una provocazione? Una mossa di marketing? Certo, con l'ingaggio di Gheddafi junior il simpatico presidente perugino non è nuovo a colpi ad effetto, ma questa volta le sue affermazioni appaiono di difficile realizzazione, se non altro perché l'attuale normativa non lascia molto spazio.
L'articolo 29 delle Norme organizzative interne della F.I.G.C. (NOIF) dice espressamente che: "Sono qualificati non professionisti i calciatori che, a seguito di tesseramento, svolgono attività sportiva per società associate nella L.N.D., compresi quelli di sesso femminile". Pertanto, in base alle norme federali, i calciatori di sesso femminile sono qualificati "non professionisti" e dunque Gaucci non potrà tesserare una donna, svedese o norvegese che sia, in una squadra professionistica maschile.
Qualche cavillo sull'attività mista potrebbe essere posto per i tornei dilettantistici, ma il regolamento del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC prevede che le ragazze possano giocare insieme ai ragazzi soltanto fino a 14 anni, sopra questo limite le ragazze possono giocare solo nei campionati femminili. Quindi, per quanto le regole non siano del tutto chiare, è falso affermare, come ha fatto il Presidente Gaucci, che non esistano norme che impediscono alle donne di giocare con gli uomini.
Sulla vicenda la posizione della Divisione Calcio Femminile è chiara, così come puntualizzato dal suo Vicepresidente Leonardo Marras: "Gaucci, con la sua uscita, non ha fatto altro che danneggiare l'intero movimento, dandone un'immagine sbagliata. Anziché fare certe affermazioni invito il signor Gaucci a creare un settore femminile nel Perugia, il nostro movimento ha bisogno di iniziative concrete e non di chiacchiere".