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L'Imagery

dott. Rocco Luigi Gliro*

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    Tra le tecniche più usate per aumentare la performance degli atleti, quella che più ci interessa è l'imagery ed ha a che fare con le immagini usate per allenare l'atleta mentalmente.

Prima di tutto l'imagery è definita come una visualizzazione o ripetizione o immaginazione che può coinvolgere uno o più sensi (Liggett & Hamada, 1993). Secondo Cei (1987) immaginare è un'attività che coinvolge non solo la vista ma anche il tatto, l'udito, i muscoli, insomma "è un pensiero di tutto il corpo".
Nel loro articolo del 1993, Liggett e Hamada, fanno una distinzione tra imagery mentale ed imagery cenestesica. L'imagery mentale consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso degli atleti, come se si stesse guardando un film o un video della loro stessa prestazione. Nell'imagery cenestesica, l'immaginazione diventa più intensa o più profonda, l'atleta sente realmente il movimento nei muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella mentale, l'imagery cenestesica è più efficace a causa degli impulsi, più intimamente confrontabili a quelli dell'evento reale, che vanno ai muscoli.

Frester (1984) chiama allenamento ideomotorio (Ai) "tutte quelle forme di esercitazione nelle quali si ha un'autorappresentazione mentale, sistematicamente ripetuta, e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza che si abbia un'esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti parziali o globali."
Il funzionamento dell'Ai si basa sul fenomeno ideomotorio, noto anche come effetto Carpenter che a sua volta si fonda sul fatto che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall'attività immaginativa. Le stimolazioni non arrivano ad una contrazione esternamente visibile ma possono essere registrate attraverso il potenziale elettrico muscolare (EMG). Il risultato sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia mnestica nella memoria del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta. L'Ai, in questo modo, può accelerare il processo d'apprendimento ed essere utile nella correzione dell'errore o nella modifica di abitudini precedentemente acquisite.
Questa pratica è senz'altro allenante ed ha mostrato effetti positivi in discipline ad elevata componente coordinativa, e nel recupero dagli infortuni da parte degli atleti.

Liggett & Hamada (1993) citano Bandura che spiega i contributi della visualizzazione alla performance: "quando le persone si visualizzano mentre svolgono un attività, mostrano cambiamenti elettromiografici negli stessi gruppi di muscoli che sarebbero stati attivati se gli individui effettuassero veramente le risposte". Quando ci s'immagina una prestazione, gli impulsi vengono inviati ai muscoli appropriati. Questi impulsi sono abbastanza simili agli impulsi nella prestazione reale tanto che i vantaggi che l'atleta ottiene dalla visualizzazione sono equivalenti a quelli che ottiene dalla pratica reale.
Porter & Foster (1986) affermano: "Al tuo cervello, uno schema neurale è uno schema neurale che sia creato da un atto fisico o da un atto mentale. Il tuo cervello manda il messaggio ai muscoli ed i muscoli reagiscono."


Prima parte: L'uso dell'ipnosi nello sport

Nella prossima parte si parlerà degli effetti dell'imagery sulla prestazione e dell'ipnosi sull'imagery.

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