Tra le tecniche più usate per
aumentare la performance degli atleti, quella che più ci interessa
è l'imagery ed ha a che fare con le immagini usate per allenare
l'atleta mentalmente.
Prima di tutto l'imagery è definita come una visualizzazione o ripetizione
o immaginazione che può coinvolgere uno o più sensi (Liggett & Hamada,
1993). Secondo Cei (1987) immaginare è un'attività che coinvolge non
solo la vista ma anche il tatto, l'udito, i muscoli, insomma "è un pensiero
di tutto il corpo".
Nel loro articolo del 1993, Liggett e Hamada, fanno
una distinzione tra imagery mentale ed imagery cenestesica. L'imagery
mentale consiste nel vedersi da soli eseguire la prestazione, nel caso
degli atleti, come se si stesse guardando un film o un video della loro
stessa prestazione. Nell'imagery cenestesica, l'immaginazione diventa
più intensa o più profonda, l'atleta sente realmente il movimento nei
muscoli e sperimenta le emozioni della performance; rispetto a quella
mentale, l'imagery cenestesica è più efficace a causa degli impulsi,
più intimamente confrontabili a quelli dell'evento reale, che vanno
ai muscoli.
Frester (1984) chiama allenamento ideomotorio (Ai) "tutte
quelle forme di esercitazione nelle quali si ha un'autorappresentazione
mentale, sistematicamente ripetuta, e cosciente dell'azione motoria
che deve essere appresa, perfezionata, stabilizzata o precisata, senza
che si abbia un'esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti
parziali o globali."
Il funzionamento dell'Ai si basa sul fenomeno ideomotorio,
noto anche come effetto Carpenter che a sua volta si fonda sul fatto
che immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto
lieve, dei muscoli interessati dall'attività immaginativa. Le stimolazioni
non arrivano ad una contrazione esternamente visibile ma possono essere
registrate attraverso il potenziale elettrico muscolare (EMG). Il risultato
sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia mnestica nella
memoria del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione
concreta. L'Ai, in questo modo, può accelerare il processo d'apprendimento
ed essere utile nella correzione dell'errore o nella modifica di abitudini
precedentemente acquisite.
Questa pratica è senz'altro allenante ed
ha mostrato effetti positivi in discipline ad elevata componente coordinativa,
e nel recupero dagli infortuni da parte degli atleti.
Liggett & Hamada
(1993) citano Bandura che spiega i contributi della visualizzazione
alla performance: "quando le persone si visualizzano mentre svolgono
un attività, mostrano cambiamenti elettromiografici negli stessi gruppi
di muscoli che sarebbero stati attivati se gli individui effettuassero
veramente le risposte". Quando ci s'immagina una prestazione, gli impulsi
vengono inviati ai muscoli appropriati. Questi impulsi sono abbastanza
simili agli impulsi nella prestazione reale tanto che i vantaggi che
l'atleta ottiene dalla visualizzazione sono equivalenti a quelli che
ottiene dalla pratica reale.
Porter & Foster (1986) affermano: "Al tuo
cervello, uno schema neurale è uno schema neurale che sia creato da
un atto fisico o da un atto mentale. Il tuo cervello manda il messaggio
ai muscoli ed i muscoli reagiscono."