Secondo quando affermato da Callen (1983), la corsa è un processo naturale che richiede un piccola concentrazione e permette di liberare la mente per vagare in fantasie piacevoli; inoltre egli osserva anche che la natura ritmica e ripetitiva della corsa potrebbe contribuire all'induzione ipnotica.
In una ricerca, Callen (1983) ha esaminato l'autoipnosi nei corridori di fondo, scoprendo differenze statisticamente significative tra i corridori che sperimentano una trance e quelli che invece non la sperimentano. I risultati mostrano che il 54% dei 424 joggers campionati, sperimentano, mentre corrono, uno stato di trance con un'ampia variazione in profondità. Il 30% diventa così assorbito in pensieri da dimenticare dove si trova. Il 59% dei corridori diventano più creativi durante questi stati come di trance in corsa e più abili a sviluppare soluzioni inusuali a problemi senza nessuno sforzo.
In maniera specifica, coloro che sperimentano una trance durante la corsa, sono così assorti da dimenticare dove sono, non ricordano ciò che è successo, formano immagini mentali che usano per combattere i sintomi spiacevoli, immaginano suoni, sapori ed odori molto chiaramente e diventano più creativi.
Anche Masters (1992) ha scoperto che la corsa permette di entrare in uno stato simile alla trance. L'autore, ha studiato l'abilità ipnotica dei maratoneti nel modo in cui si relaziona alla dissociazione cognitiva mentre corrono.
I corridori che dissociano possono risolvere problemi, perdersi nella natura, vedersi compiere grandi imprese, concentrarsi su immagini positive.
Nel suo studio, Masters, ha scoperto che i punteggi alla Scala Stanford di Suscettibilità Ipnotica di un campione di maratoneti, sono significativamente più alti del campione normativo. Il 50% dei punteggi del campione sono nel range alto (8-12), e quindi più ipnotizzabili del campione standardizzato. La media del punteggio dei maratoneti è di 7,08, posizionandosi al 71° percentile se confrontato al campione normativo. Quindi, i risultati del suo studio dimostrano che l'uso della dissociazione come strategia di corsa durante la maratona è positivamente correlata alla suscettibilità.